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15/08/10

Litigi e conflitti in condominio

Litigi e conflitti in condominio
Si legge spesso sui giornali e nei blog dell'aumentata conflittualità nei condomini. Oltre che al carattere di alcune persone, spesso a mio parere questa litigiosità è dovuta o comunque accentuata da situazioni di stress familiari o lavorative, da situazioni repressive che trovano sfogo nei confronti di vicini sulla base di pretesti spesso di poco conto o su questioni di principio.


Schiamazzi e rumori notturni sono le principali cause di litigio ma per certi condomini qualunque motivo anche il piu' futile è buono per iniziare una battaglia che talvolta diviene quasi motivo della propria vita, passando in secondo piano questioni di lavoro e familiari: non è la prima volta che si sente dire che qualcuno arriva ad uccidere per un cane che abbaia o per un rumore di tacchi.
... e pensare che spesso la legge non basta poiché è necessaria una certa dose di buon senso, come in tutte le cose, il che non vuol dire soccombere in ogni situazione ma mantenere un giusto equilibrio nelle nostre azioni nei rapporti con gli altri.
E' vero che il condominio è una condizione di semi-coabitazione in cui è difficile stabilire e mantenere la giusta distanza nei rapporti interpersonali. Il vero problema, appunto, è che dietro gli interessi materiali si nascondono ragioni relazionali e psicologiche: è una questione di invidie, antipatie, rancori, frustrazioni, ansie e amarezze.
Anche l'amministratore condominiale si trova coinvolto in queste situazioni sia in quanto chiamato talvolta a dirimerle, sia in quanto anche lui stesso subisce, o quantomeno si trova bersaglio di comportamenti da parte di condomini.
L'amministratore può essere oggetto di burn-out, cioè si può "bruciare" dal punto di vista psichico ed emotivo, lasciandosi coinvolgere nello stress del condominio ed essere investito da conflitti e da tensioni che gli provocano un disagio profondo: in questi casi l'amministratore ha la sensazione di non avere risorse per fronteggiare problemi.
Quali le possibili soluzioni?
La disponibilita' ovvero mettersi in una posizione di apertura verso l’altro, scoprendo che è possibile fare qualcosa per lui (dare un consiglio, prestare un oggetto, tutelare i beni dell’altro, consentire uno sfogo, ecc.) senza fare molta fatica ed ottenendo il  superamento dell’insofferenza. La disponbilita' e' valutata piu' nella intenzione che nel risultato.
Il dialogo, possibile quando ci sono cose da dire e c'è un contesto in cui possono essere dette. E' l'antidoto all'evitarsi, perché diminuisce le tensioni.
Il riconoscimento, che porta a scoprire che gli altri vivono le stesse cose, gli stessi problemi o gioie.
La complementarieta' che nasce dalla consapevolezza che l'uno fara' le cose che non possono essere fatte dall'altro.
L'integrazione quando nessuno travalica o tradisce le aspettative che l’altro aveva riposto su di lui. L’integrazione è l’antidoto del fastidio perché rispetta l’identità di ciascuno e mette tutti nella "giusta distanza relazionale" reciproca.
La mediazione costruisce il "senso comune" perché modera gli eccessi e stimola le energie necessarie per raggiungere un obiettivo. E’ l’antidoto all’incomprensione perché negozia i significati e libera dal controllo reciproco. Produce accordo.

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