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25/07/17

Libretto famiglia: non ammesso per il condominio

Nell'attesa di maggiori chiarimenti da parte dell'Inps si puo' ad oggi affermare che il riferimento alla professione o all’esercizio dell’impresa non deve trarre in inganno e far pensare che anche altri soggetti giuridici, diversi dalle persone fisiche, possano utilizzare il Libretto Famiglia se non esercitano attività produttiva di beni o servizi.
Ciò trova conferma anche nella lett. b) del medesimo comma 6, che parla genericamente di altri utilizzatori, senza specificazione alcuna, per individuare coloro che devono invece avvalersi del contratto di prestazione occasionale se vogliono utilizzare la forma di lavoro di cui si discute. In altre parole, se non si è una persona fisica, è indifferente che si eserciti o meno una professione o un’impresa, non essendo comunque possibile utilizzare il Libretto Famiglia.
Il riferimento più immediato che viene in mente è sicuramente quello del condominio, che nel nostro ordinamento non ha personalità giuridica, ma a cui, secondo la giurisprudenza, deve essere riconosciuta una soggettività giuridica autonoma, soprattutto dopo la L. 220/2012 di riforma dell’istituto. Il condominio, d’altra parte, oltre ad una soggettività giuridica autonoma, è anche un soggetto fiscale, titolare di un codice fiscale.
Non sembra, quindi, che possano esservi dubbi sul fatto che costituisca un ente distinto dai condomini che ne fanno parte e che possa utilizzare solo il contratto di prestazione occasionale e non il Libretto Famiglia, anche se utilizza tale forma contrattuale per lavori come il giardinaggio, le pulizie o la manutenzione, per i quali viceversa la persona fisica può utilizzare il Libretto Famiglia.

20/06/17

Corsi d’aggiornamento obbligatori, i dubbi e le risposte | Quotidiano del Condominio

Trascrivo, qui di seguito, un articolo del Sole 24 Ore che trovate a questa pagina:
http://www.quotidianocondominio.ilsole24ore.com/art/il-condominio/2015-07-30/corsi-d-aggiornamento-obbligatori-dubbi-e-risposte-234048.php?uuid=ACMTZZa



Sia la legge 4/2013 sia l'art. 71 disp. att. c.c. dispongono che per svolgere l'attività di amministratore di condominio è obbligatorio aver frequentato un corso di formazione iniziale e, successivamente, corsi di aggiornamento, con periodicità annuale, in materia di amministrazione condominiale, al fine di garantire elevati standard di prestazione professionale.
Dal tenore di quest'ultimo articolo si deve ritenere che anche i professionisti iscritti in ordini, quali gli avvocati, gli ingegneri, i dottori commercialisi e così via, siano obbligati a frequentare i corsi de quibus, trattandosi di materia specialistica e nulla prevedendo la norma in senso contrario, avvalorata, questa tesi, dal successivo d. m. 13 agosto 2014, n. 140.
Contrariamente a quanto sopra dedotto in merito alla decadenza de iure dall'incarico di amministratore, nulla è stato previsto nell'ipotesi non abbia frequentato il corso di formazione o non si aggiorni costantemente; si deve ritenere che l'amministratore possa essere revocato, per grave inadempienza, dall'assemblea o dall'Autorità giudiziaria, in quanto l'elenco delle ipotesi di revoca previste dall'art. 1129 cod. civ., non è tassativo, per esplicita previsione della lettera dello stesso articolo.
Del resto, si deve rilevare che sovente la legge n. 4/2013 richiama espressamente, unitamente all'adozione di un codice deontologico da parte delle Associazioni di categoria, che evidentemente, devono prevedere il conseguimento di crediti formativi per la conservazione della qualifica di associato, l'obbligo di aggiornamento professionale, conferendo a questo adempimento, da parte dell'amministratore, particolare rilevanza concernente la trasparenza e la professionalità culturale dell'attività svolta.
Queste due prescrizioni sono analoghe a quelle dettate per i professionisti iscritti in ordini e collegi. Così, ad esempio, la nuova disciplina dell'ordinamento della professione forense (l. 31 dicembre 2012, n. 247), coeva alle leggi 220/2012 e 4/2013, prevede che:
a)nell'interesse pubblico della collettività e della clientela sia assicurata la idoneità professionale degli iscritti (art. 1);
b)gli iscritti debbano osservare le regole deontologiche (artt. 2 e 3);
c)la professione deve essere esercitata con indipendenza, diligenza e competenza (art. 3);
d)ogni iscritto deve provvedere all'aggiornamento periodico.
Tutte le norme, sopra citate, del resto, sono conformi ai livelli di qualifica professionale previsti dall'art. 11 della Direttiva 7 settembre 2005, n. 2005/36/CE recepita in Italia con la legge 6 febbraio 2007, n. 13 e il successivo d.lgs 9 novembre 2007, n. 206.
Considerato il coacervo di disposizioni normative europee e nazionali, l'amministratore di condominio deve sempre più essere specificatamente qualificato e, soprattutto, dimostrare, anche documentalmente, la sua professionalità e, quindi, la sua conoscenza culturale e tecnica della materia condominiale latu sensu intesa. L'amministratore deve prospettare ai condomini, nella libera concorrenza di mercato come riconosciuto dalla legge n. 4/2013, la garanzia di fedelmente e consapevolmente adempiere all'esercizio del mandato, che potrebbero conferirgli, con la massima trasparenza, serietà e diligenza. A tale scopo è particolarmente utile esibire l'attestazione che, ai sensi dell'art. 7 legge n. 4/2013, le Associazioni di categoria possono rilasciare agli iscritti; questa attestazione deve certificare sia i requisiti necessari alla loro iscrizione sia gli standard qualitativi professionali ottenuti, rappresentati dal rispetto delle prescrizioni dello statuto, che quanto è più selettivo è più rilevante, nonché dal conseguimento dei crediti formativi in relazione alla

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